Paolo Raineri trumpet, flugelhorn, fx
Michelangelo Vanni electric guitar, fx
Simone Calderoni electric bass, fx
Simone Cavina drums, fx

Si fa tutto al momento, in tempo reale.

Non ci interessa improvvisare per provare a noi stessi o ad altri che possiamo farlo, che sappiamo farlo. A noi interessa il processo come catarsi, l’improvvisazione come spazio di ricerca personale e collettiva, la possibilità di perdersi, trovarsi o scontrarsi. Per sperimentare un qualche tipo di emozione, non solo tra di noi.

Per questo, quando suoniamo, ci piace esplorare pensieri e sentimenti che ci fanno un po’ paura, che ci attraggono e repellono allo stesso tempo, e che sembrano riguardare l’intima natura delle cose. La musica che scriviamo, in questo senso, non è altro che lo spazio e l’atmosfera ideali per queste riflessioni.

Le macchine mediano tutto, ci siamo ritrovati ad esserne dipendenti come nella vita di tutti i giorni. Anche se non ci sono mai sembrate così umane e sembrano darci più libertà di quella che ci sottraggono. E puoi ritrovarti ad empatizzare con esse più di quanto tu abbia mai fatto o temuto di fare.

Ma va bene, fintanto che ci permettono di estraniarci dalla realtà.